La criosfera — neve, ghiacciai e permafrost — è un sistema chiave del ciclo idrico globale. Nelle Alpi il riscaldamento climatico sta accelerando la fusione e alterando portate fluviali, ecosistemi e stabilità dei versanti. Comprendere questi cambiamenti è essenziale per sviluppare strategie di adattamento efficaci nelle aree montane e nelle pianure che da esse dipendono.
La criosfera alpina fa parte di un più ampio insieme di sistemi ghiacciati globali — dalle calotte polari alle grandi catene montuose extraeuropee— che regolano clima e ciclo dell’acqua. All’interno di questo quadro, i ghiacciai delle Alpi e dei Pirenei risultano oggi tra i più vulnerabili: dal 2000 al 2023 hanno perso proporzionalmente più massa rispetto ad altre aree con superfici glaciali limitate (meno di 15.000 km²). In Europa centrale la massa glaciale è diminuita del 39%, seguita dal Caucaso (-35%), dalla Nuova Zelanda (-29%), dall’Asia settentrionale e dal Nord America nordoccidentale (entrambi -23%) e dai ghiacciai di bassa latitudine (-20%)[1].
Se il trend attuale dovesse proseguire, entro il 2050 la maggior parte dei ghiacciai situati sotto i 3.500 metri in Europa centrale scomparirà. Alcuni si sono già estinti, come il ghiacciaio di Flua in Valsesia (Piemonte)[2]; altri sopravvivono solo come resti frammentati, come quelli del Canin (Friuli-Venezia Giulia)[3] e del Triglav (Slovenia)[4]. Tra i corpi glaciali destinati a scomparire nei prossimi anni figurano la Marmolada in Italia[5] e i ghiacciai tedeschi dello Zugspitze[6] mentre l’Adamello mostra un declino più lento ma già irreversibile[7].
Situazioni analoghe si osservano su scala globale: in Pakistan, i 13.032 ghiacciai del Karakorum, dell’Hindukush e dell’Himalaya stanno regredendo rapidamente, con un arretramento del 16% nel solo bacino del Palas negli ultimi vent’anni. Lungo la costa occidentale della Groenlandia, tra il 1985 e il 2020, i ghiacciai montani hanno perso quasi il 15% dell’area e circa il 19% del volume. Nelle Ande, la copertura glaciale si è ridotta del 25% dalla Piccola Glaciazione (periodo che va approssimativamente dalla fine del XIV alla metà del XIX secolo) fino al 2000[8].
Nel contesto euromediterraneo neve stagionale, ghiacciai e permafrost svolgono una funzione idrica essenziale: accumulano acqua in inverno e la rilasciano nei mesi caldi, garantendo portate fluviali estive, acqua potabile, irrigazione, produzione idroelettrica e stabilità geomorfologica. L’aumento delle temperature e l’alterazione dei regimi stagionali stanno però accorciando la durata dell’innevamento e intensificando la fusione estiva, compromettendo la capacità di regolazione idrica e gli equilibri tra alta quota, fondovalle e pianura. Ne derivano conseguenze dirette per comunità montane, ecosistemi e sicurezza idrica dell’Europa meridionale. Le osservazioni raccolte durante le campagne Carovana dei Ghiacciai e Nevediversa di Legambiente, integrate con i monitoraggi scientifici nazionali e internazionali, mettono in evidenza alcuni fenomeni chiave: oltre alla perdita accelerata di massa in tutti i principali gruppi glaciali alpini, si registrano la riduzione della continuità della copertura nevosa e l’innalzamento della quota del limite della neve, nonché il degrado del permafrost, con effetti diretti sulla stabilità dei versanti. Si tratta di trasformazioni strutturali, non di eventi episodici, le cui ricadute sono molteplici e interconnesse.
Secondo la Fondazione CIMA, negli ultimi anni le Alpi italiane hanno registrato una marcata riduzione della durata della copertura nevosa. In media, il numero di giorni con neve al suolo è diminuito di 20/30 giorni rispetto ai primi anni 2000, con un anticipo della fusione di circa 2 3 settimane. L’equivalente idrico della neve (SWE) presenta deficit tra 30% e 70%, più accentuati sotto i 1.500 m, ma ormai evidenti anche a quote superiori. Sugli Appennini, l’innevamento ha subito riduzioni fino a circa il 90% rispetto alle medie storiche.
Gli effetti dei cambiamenti climatici sulle precipitazioni nevose nelle Alpi stanno determinando una progressiva riduzione del contributo nivale ai corsi d’acqua, con conseguenze significative sulla portata annuale dei fiumi. Nei bacini alpini, infatti, la neve può rappresentare fino al 60% del deflusso annuo. Con nevicate più scarse la portata estiva diminuisce: nel 2022 il Po è sceso sotto i 150 m³/s a Pontelagoscuro, rispetto a una portata media storica di circa 1.500 m³/s [9], principalmente a causa della riduzione delle precipitazioni nevose. Questo fenomeno accentua la vulnerabilità ai periodi siccitosi e riduce la capacità del fiume di compensare la carenza di apporti idrici nei mesi più caldi. La minore disponibilità idrica ha inciso anche sulla produzione idroelettrica: nel 2022 l’Italia ha registrato un calo di circa 17 TWh rispetto al 2021, mentre in Europa la contrazione è stata di circa 66 TWh (-19%)[10]. Questa situazione si accompagna a pressioni crescenti sulla gestione irrigua nelle aree di valle e pianura.
La riduzione delle precipitazioni nevose conferma, inoltre, la necessità di ripensare il modello di turismo invernale nelle località di media e bassa quota. La campagna Nevediversa di Legambiente promuove strategie di adattamento sostenibile, incoraggiando forme di turismo montano capaci di rispondere in modo responsabile e lungimirante alle trasformazioni climatiche in atto nelle montagne italiane.
Parallelamente, gli effetti del riscaldamento globale si manifestano anche in alta quota, dove l’aumento dell’instabilità geomorfologica sta diventando sempre più evidente: crolli, frane e cedimenti dei versanti si moltiplicano a causa del degrado del permafrost e del ritiro dei ghiacciai. Un caso emblematico è quello di Blatten (Svizzera), dove nel maggio 2025 circa 9 milioni di m³ di roccia e ghiaccio sono precipitati a valle per effetto del degrado del permafrost e dell’arretramento del ghiacciaio, distruggendo il villaggio sottostante[11].
Le aree glaciali sono oggi veri laboratori di adattamento. Le montagne in particolare non sono solo paesaggi da proteggere: sono sistemi complessi dove acqua, neve, ghiacciai e comunità locali interagiscono quotidianamente. Per questo, l’adattamento dei territori di alta quota richiede approcci integrati, multidisciplinari e partecipati.
La trasformazione della criosfera non può essere arrestata in tempi brevi, ma può essere governata con cura, conoscenza e scelta collettiva. In questo contesto, il Manifesto europeo per una governance delle aree glaciali e delle risorse connesse, sottoscritto da quasi cento enti, istituzioni e organizzazioni della società civile panalpina, assume un ruolo fondamentale. L’obiettivo è favorire politiche integrate di adattamento ai cambiamenti climatici, incoraggiare la cooperazione tra comunità locali, enti scientifici e istituzioni al fine di assicurare una gestione integrata delle risorse idriche e degli ecosistemi montani, in connessione funzionale con fondovalle e pianura. Una strategia internazionale per la criosfera diventa quindi essenziale, in sintonia con le politiche europee e con l’impegno delle realtà locali che da tempo lavorano per proteggere le montagne e i territori che da esse dipendono, per rafforzare la resilienza complessiva del sistema alpino ed euromediterraneo.
[1] The GlaMBIE (Glacier Mass Balance Intercomparison Exercise) Team https://glambie.org/
[2] CGI Comitato Glaciologico Italiano https://glaciologia.it/
[3] SMAA-CGI, Società meteorologica Alpino-Adriatica https://www.aametsoc.org/ e Comitato Glaciologico Italiano https://glaciologia.it/
[4] ZRC SAZU Anton Melik Geographical Institute https://giam.zrc-sazu.si/en/programi-in-projekti/the-triglav-glacier-as-an-indicator-of-climate-changes
[5] Securo, A., Del Gobbo, C., Baccolo, G., Barbante, C., Citterio, M., De Blasi, F., Marcer, M., Valt, M., and Colucci, R. R.: The glaciers of the Dolomites: the last 40 years of melting, The Cryosphere, 19, 1335–1352, https://doi.org/10.5194/tc-19-1335-2025, 2025
[6] https://www.fau.eu/2025/02/news/research/climate-change-it-is-no-longer-possible-to-save-the-glaciers-at-the-size-they-are-today/
[7] SGL - Servizio Glaciologico Lombardo, CGI - Comitato Glaciologico Italiano, SAT - Società degli Alpinisti Tridentini
[8] The GlaMBIE (Glacier Mass Balance Intercomparison Exercise) Team https://glambie.org/
[9] Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara. Report 2022 https://bonificaferrara.it/images/immagini/News/2023/07/Report2022_web.pdf
[11] Unità rischi naturali del Canton Vallese https://www.vs.ch/web/sdana