Premessa all'edizione italiana dell'Atlante dell'acqua

Atlante acqua 2026

Premessa scritta dal presidente nazionale di Legambiente all'edizione italiana dell'Atlante dell'acqua.

L’acqua è il filo invisibile che tiene insieme salute, ecosistemi, economia, diritti. In Italia questo filo si sta tendendo pericolosamente. La crisi climatica sta alterando il ciclo idrico: nel 2025 l’Osservatorio Città Clima di Legambiente ha registrato 376 eventi meteorologici estremi (che hanno causato danni a edifici, infrastrutture e settori produttivi), sei volte in più rispetto al 2015, tra alluvioni, grandinate, siccità e frane. All’estremo opposto, lunghi periodi di siccità prosciugano fiumi, laghi e falde, mandano in crisi l’agricoltura e gli approvvigionamenti idropotabili.

I segnali che arrivano dai territori sono inequivocabili. In montagna, la fusione accelerata di ghiacciai e neve compromette le riserve idriche estive e aumenta instabilità e rischio idrogeologico. Nelle aree urbane, piogge sempre più intense si abbattono su città impermeabilizzate generando allagamenti improvvisi; nelle campagne, siccità e pratiche agricole ad alto impatto rendono i suoli più poveri, erosi, meno capaci di trattenere acqua. A questa instabilità si sommano criticità crescenti sulla qualità delle acque con vecchie e nuove forme di inquinamento. Le nostre campagne Goletta Verde e Goletta dei Laghi continuano a raccontare un Paese in cui oltre un terzo dei campioni prelevati è oltre i limiti di legge, a causa di scarichi non depurati o reti fognarie incomplete. All’inquinamento microbiologico si aggiungono contaminanti più insidiosi: microplastiche, pesticidi, farmaci, PFAS che mettono a rischio ecosistemi e salute. Il tema dei PFAS è uno dei fronti più urgenti: serve adottare la proposta europea di restrizione universale entro il 2030, evitando sostituzioni “peggiori” e potenziando monitoraggi e ricerca. È fondamentale applicare davvero il principio “chi inquina paga”, come dimostra la recente sentenza storica di primo grado sul caso Miteni in Veneto, che Legambiente aveva denunciato 10 anni prima.

Il nodo della gestione resta però uno dei più critici. Una cattiva gestione che si può raccontare attraverso i dati sulle perdite di rete che ISTAT attesta al 42% come media nazionale, ma che raggiunge picchi del 60% nel Sud Italia, contro una media europea del 25%. Oppure che si può raccontare con gli inadempimenti della normativa europea in materia di acqua: sei sono le procedure di infrazione attive, una relativa alle acque potabili, in particolare per i livelli di arsenico e fluoruro nel viterbese, una relativa alla Direttiva Nitrati e, infine, quattro su fognature e depurazione, per le quali paghiamo sanzioni che sarebbe più utile investire nell’adeguamento degli impianti. Un’altra triste evidenza sono le mancate bonifiche dei siti di interesse nazionale (SIN), che gravano soprattutto sulle acque di falda: oggi, solo il 23% delle acque sotterranee incluse nei SIN ha il piano di caratterizzazione eseguito, solo il 7% ha il progetto di bonifica o di messa in sicurezza approvato e appena il 2% ha concluso l’iter di bonifica. L’acqua non è solo vittima della crisi climatica, è anche una delle chiavi della soluzione. L’Italia può diventare un laboratorio europeo di resilienza idrica, se sceglie alcune direzioni precise.

La prima è accelerare la transizione energetica, uscendo dall’era delle fonti fossili, responsabili delle emissioni climalteranti e di rilevanti consumi idrici lungo l’intero ciclo estrattivo e produttivo. Puntare su rinnovabili diffuse, autoproduzione, comunità energetiche, efficienza e reti intelligenti significa meno pressioni su clima e acqua.

La seconda direzione è migliorare efficienza e qualità idrica, riducendo consumi e perdite. Occorre trovare un equilibrio tra disponibilità e domanda, utilizzare dispositivi e processi efficienti e aumentare il riuso dell'acqua. Inoltre, è necessario coinvolgere i comparti produttivi, a partire da quelli più idrovori che hanno il maggiore potenziale di risparmio (come l’agricoltura). Per l’industria, come ricorda il Clean Industrial Deal, la gestione sostenibile dell’acqua deve diventare un obiettivo strategico, al pari della neutralità climatica. Anche il settore edilizio deve adottare misure sistematiche per risparmio e riuso.

La terza è riconoscere che la natura è la migliore infrastruttura idraulica. Priorità, dunque, alle Soluzioni Basate sulla Natura (NBS) per migliorare la ritenzione idrica dei suoli e mitigare gli effetti di siccità e alluvioni: ricarica delle falde, nuovi accumuli, rinaturalizzazione degli alvei, ripristino di zone umide e drenaggio sostenibile urbano. Sempre tutelando il deflusso ecologico per impedire la sottrazione delle risorse al ciclo naturale.

Non partiamo da zero. L’Italia è anche un Paese di buone pratiche, competenze scientifiche ed eccellenze tecnologiche: amministrazioni che sperimentano il riuso, agricoltori che scelgono l’agroecologia, città che de-sigillano il territorio, scuole che diventano laboratori di adattamento climatico e comunità che creano cooperative energetiche.

Questo Atlante dell’Acqua, nato dalla collaborazione con la Fondazione Heinrich Böll, raccoglie storie, dati, problemi e soluzioni. Capitolo dopo capitolo, attraversa le grandi questioni della politica europea sull’acqua, le contraddizioni del modello energetico e produttivo, le sfide della depurazione e del riuso, la crisi dei ghiacciai e dei fiumi, le nuove minacce degli inquinanti emergenti, ma anche le buone pratiche di agroecologia, gestione integrata dei bacini, città spugna, economia circolare.

L’acqua ci obbliga a essere lungimiranti, ogni scelta fatta oggi – o rimandata a domani – avrà effetti per generazioni. E l’acqua ci ricorda ogni giorno quanto siamo interdipendenti: ciò che succede a monte arriva a valle, ciò che immettiamo nell’ambiente torna nei nostri rubinetti, nei nostri piatti, nei nostri corpi. Governare bene l’acqua significa prendersi cura del Paese. Facciamolo bene. Facciamolo presto.