In molti paesi, le aziende carbonifere non sono solo le principali responsabili delle emissioni di anidride carbonica, ma anche tra i maggiori consumatori di acqua. Importando combustibili fossili, i paesi più ricchi del mondo contribuiscono alla scarsità idrica nelle regioni produttrici.
I combustibili fossili causano danni enormi al clima. Il carbone è il principale motore della crisi climatica[1]: la sua estrazione e combustione sono responsabili di oltre il 30% del riscaldamento globale[2]. L'attività estrattiva ha inoltre un forte impatto sul bilancio idrico regionale. Per raggiungere gli strati rocciosi più profondi che contengono il carbone, è necessario pompare grandi quantità di acqua di falda. Le centrali elettriche a carbone necessitano inoltre di grandi quantità di acqua di raffreddamento: una centrale da 500 megawatt con un sistema di raffreddamento a ciclo continuo necessita di un flusso d'acqua sufficiente a riempire una piscina olimpionica ogni tre minuti[3].
L'attività mineraria lascia conseguenze che dureranno generazioni. È necessario accantonare risorse finanziarie sufficienti per coprire i costi di monitoraggio e mitigazione. In alcuni paesi, come la Germania, il principio “chi inquina paga” obbliga le società minerarie a prevedere fondi specifici, ma questi non coprono sempre i costi delle conseguenze a lungo termine, come l'inquinamento delle acque superficiali e i danni dovuti alla risalita della falda, sono stati analizzati e quantificati solo in minima parte[4]. Non vi è alcuna garanzia che i fondi accantonati per il monitoraggio post-chiusura delle miniere saranno ancora disponibili qualora, ad esempio, la società mineraria dovesse fallire[5]. E in molti paesi questo principio nemmeno si applica.
Per generare energia elettrica, molti Stati continuano a importare carbone da paesi produttori come Stati Uniti, Australia, Sudafrica, Polonia e Colombia[6]. Quest’ultima ha estratto circa 84 milioni di tonnellate di carbone all'anno tra il 2012 e il 2022[7]. Nel nord del Paese, numerosi fiumi sono stati deviati e sono state costruite dighe per consentire l'attività estrattiva[8]. Nelle regioni minerarie come il semideserto di La Guajira[9], la carenza idrica contribuisce in modo significativo all'elevata mortalità infantile[10].
Il carbone non è l'unico combustibile fossile che compromette le risorse idriche globali. Alla fine del 2024, due petroliere danneggiate nello stretto di Kerch, tra il Mar Nero e il Mar d'Azov, hanno attirato l'attenzione internazionale. Le navi trasportavano circa 9.000 tonnellate di olio combustibile pesante: la fuoriuscita ha provocato la morte di numerosi delfini e la contaminazione di oltre 40 chilometri di costa. È difficile stimare il numero di uccelli che si sono ritrovati il piumaggio intriso dalla marea nera, di foche con il pelo imbrattato o di pesci con le branchie ostruite. Questi disastri petroliferi provocano anche l'ingresso del petrolio nella catena alimentare marina e danneggiano l'ecosistema a lungo termine[11].
Gli incidenti e le normative lassiste non sono le sole ragioni per cui il petrolio provoca scarsità idrica e inquinamento. In Canada servono tra 2 e 4,5 unità d’acqua per produrre una sola unità di petrolio greggio sintetico. L'industria è autorizzata a prelevare dal fiume Athabasca circa 349 milioni di m3 di acqua all'anno, equivalenti al fabbisogno di una città di 2 milioni di abitanti[12]. Un ulteriore problema è rappresentato dalle acque reflue contaminate scaricate dalle raffinerie di petrolio, che rilasciano inquinanti che finiscono nei fiumi e nei laghi, danneggiandone gli ecosistemi. Gli studi dimostrano che questi scarichi danneggiano sia la qualità dell'acqua che la biodiversità[13].
Il gas naturale viene spesso presentato come alternativa più pulita al carbone e al petrolio. Ma i numeri raccontano una storia diversa. Come combustibile, il gas è responsabile di un quinto delle emissioni globali di CO₂[14]. Il fracking, una tecnica per estrarre sia gas fossile che petrolio, prevede l'iniezione ad altissime pressioni di una miscela di acqua, sabbia e sostanze chimiche in strati rocciosi profondi. Questa procedura genera microfratture nella roccia, che liberano i combustibili fossili intrappolati. Le acque sotterranee possono essere contaminate dalla perforazione, dallo stoccaggio delle sostanze chimiche utilizzate nel fracking, dal rilascio di metano, dal ritorno in superficie dei fluidi iniettati e dalla fuoriuscita di acqua contaminata dal giacimento[15]. Anche il processo di fracking richiede grandi quantità di acqua: secondo il Ministero dell'Ambiente tedesco, un pozzo con sei stringhe di perforazione - necessarie a sfruttare completamente un giacimento di gas - richiede circa 170.000 m3 di acqua[16].
Proteggere risorse idriche e clima richiede una graduale, equa e completa eliminazione di carbone, petrolio e gas, insieme a un’espansione rapida e profonda delle energie rinnovabili e alla riduzione dei consumi energetici. Occorrono politiche adeguate che obblighino le aziende che operano nel settore dei combustibili fossili a farsi carico dei costi e delle responsabilità derivanti dalle loro attività.
[3] https://www.greenpeace.org/static/planet4-africa-stateless/2018/10/44064b7d-44064b7d-the-great-water-grab.pdf
[4] https://www.bund.net/fileadmin/user_upload_bund/publikationen/kohle/kohle_vorsorge_braunkohle_studie.pdf
[5] Schuster, René. 2022. „Kohle.Wasser.Geld. Wie umgehen mit den Wasserproblemen des Braunkohlebergbaus in der Lausitz?“ Cottbus: GRÜNE LIGA Umweltgruppe Cottbus e.V. https://www.kein-tagebau.de/images/_dokumente/220210_kohle_wasser_geld.pdf
[6] VDKI, 2023. Jahresberich 2022 https://www.kohlenimporteure.de/archiv-jahresberichte.html?file=files/user_upload/jahresberichte/Jahresbericht_2022.pdf&cid=871
[8] Agencia Nacional de Licencias Ambientales, 2021. Respuesta al derecho de petición 2021084658-1-000 del 3 de mayo de 2021- 05ECO0213-00-2021 (Radicado: 2021108557-2-000)
[9] https://www.kolko.net/agrokraftstoffe-ressourcenkonflikte-und-megaprojekte/kohlebergbau-guajira-wenn-der-fluss-rumort-fuehrt-er-steine-mit-sich/
[10] France24, Hambre y sed: La vida corta de los niños indígenas en un desierto de Colombia https://www.france24.com/es/minuto-a-minuto/20230315-hambre-y-sed-la-vida-corta-de-ni%C3%B1os-ind%C3%ADgenas-en-un-desierto-de-colombia