Energia fossile: il peso del passato

Atlante dell'acqua 2026

In molti paesi, le aziende carbonifere non sono solo le principali responsabili delle emissioni di anidride carbonica, ma anche tra i maggiori consumatori di acqua. Importando combustibili fossili, i paesi più ricchi del mondo contribuiscono alla scarsità idrica nelle regioni produttrici.

Oltre l'80% delle importazioni di carbone dell'UE proviene da soli quattro paesi, dove l'attività estrattiva provoca gravi danni ambientali.
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Oltre l'80% delle importazioni di carbone dell'UE proviene da soli quattro paesi, dove l'attività estrattiva provoca gravi danni ambientali.

I combustibili fossili causano danni enormi al clima. Il carbone è il principale motore della crisi climatica[1]: la sua estrazione e combustione sono responsabili di oltre il 30% del riscaldamento globale[2]. L'attività estrattiva ha inoltre un forte impatto sul bilancio idrico regionale. Per raggiungere gli strati rocciosi più profondi che contengono il carbone, è necessario pompare grandi quantità di acqua di falda. Le centrali elettriche a carbone necessitano inoltre di grandi quantità di acqua di raffreddamento: una centrale da 500 megawatt con un sistema di raffreddamento a ciclo continuo necessita di un flusso d'acqua sufficiente a riempire una piscina olimpionica ogni tre minuti[3]

L'attività mineraria lascia conseguenze che dureranno generazioni. È necessario accantonare risorse finanziarie sufficienti per coprire i costi di monitoraggio e mitigazione. In alcuni paesi, come la Germania, il principio “chi inquina paga” obbliga le società minerarie a prevedere fondi specifici, ma questi non coprono sempre i costi delle conseguenze a lungo termine, come l'inquinamento delle acque superficiali e i danni dovuti alla risalita della falda, sono stati analizzati e quantificati solo in minima parte[4]. Non vi è alcuna garanzia che i fondi accantonati per il monitoraggio post-chiusura delle miniere saranno ancora disponibili qualora, ad esempio, la società mineraria dovesse fallire[5]. E in molti paesi questo principio nemmeno si applica.

Le regioni in cui sono presenti centrali a carbone rischiano lo stress idrico a causa dell'elevato consumo di acqua per il raffreddamento geli impianti, che riduce la disponibilità per le persone e gli ecosistemi.
Le regioni in cui sono presenti centrali a carbone rischiano lo stress idrico a causa dell'elevato consumo di acqua per il raffreddamento geli impianti, che riduce la disponibilità per le persone e gli ecosistemi.

 

Per generare energia elettrica, molti Stati continuano a importare carbone da paesi produttori come Stati Uniti, Australia, Sudafrica, Polonia e Colombia[6]. Quest’ultima ha estratto circa 84 milioni di tonnellate di carbone all'anno tra il 2012 e il 2022[7]. Nel nord del Paese, numerosi fiumi sono stati deviati e sono state costruite dighe per consentire l'attività estrattiva[8]. Nelle regioni minerarie come il semideserto di La Guajira[9], la carenza idrica contribuisce in modo significativo all'elevata mortalità infantile[10].

Il carbone non è l'unico combustibile fossile che compromette le risorse idriche globali. Alla fine del 2024, due petroliere danneggiate nello stretto di Kerch, tra il Mar Nero e il Mar d'Azov, hanno attirato l'attenzione internazionale. Le navi trasportavano circa 9.000 tonnellate di olio combustibile pesante: la fuoriuscita ha provocato la morte di numerosi delfini e la contaminazione di oltre 40 chilometri di costa. È difficile stimare il numero di uccelli che si sono ritrovati il piumaggio intriso dalla marea nera, di foche con il pelo imbrattato o di pesci con le branchie ostruite. Questi disastri petroliferi provocano anche l'ingresso del petrolio nella catena alimentare marina e danneggiano l'ecosistema a lungo termine[11]

Gli incidenti e le normative lassiste non sono le sole ragioni per cui il petrolio provoca scarsità idrica e inquinamento. In Canada servono tra 2 e 4,5 unità d’acqua per produrre una sola unità di petrolio greggio sintetico. L'industria è autorizzata a prelevare dal fiume Athabasca circa 349 milioni di m3 di acqua all'anno, equivalenti al fabbisogno di una città di 2 milioni di abitanti[12]. Un ulteriore problema è rappresentato dalle acque reflue contaminate scaricate dalle raffinerie di petrolio, che rilasciano inquinanti che finiscono nei fiumi e nei laghi, danneggiandone gli ecosistemi. Gli studi dimostrano che questi scarichi danneggiano sia la qualità dell'acqua che la biodiversità[13].

Il gas naturale viene spesso presentato come alternativa più pulita al carbone e al petrolio. Ma i numeri raccontano una storia diversa. Come combustibile, il gas è responsabile di un quinto delle emissioni globali di CO₂[14]. Il fracking, una tecnica per estrarre sia gas fossile che petrolio, prevede l'iniezione ad altissime pressioni di una miscela di acqua, sabbia e sostanze chimiche in strati rocciosi profondi. Questa procedura genera microfratture nella roccia, che liberano i combustibili fossili intrappolati. Le acque sotterranee possono essere contaminate dalla perforazione, dallo stoccaggio delle sostanze chimiche utilizzate nel fracking, dal rilascio di metano, dal ritorno in superficie dei fluidi iniettati e dalla fuoriuscita di acqua contaminata dal giacimento[15]. Anche il processo di fracking richiede grandi quantità di acqua: secondo il Ministero dell'Ambiente tedesco, un pozzo con sei stringhe di perforazione - necessarie a sfruttare completamente un giacimento di gas - richiede circa 170.000 m3 di acqua[16].

Proteggere risorse idriche e clima richiede una graduale, equa e completa eliminazione di carbone, petrolio e gas, insieme a un’espansione rapida e profonda delle energie rinnovabili e alla riduzione dei consumi energetici. Occorrono politiche adeguate che obblighino le aziende che operano nel settore dei combustibili fossili a farsi carico dei costi e delle responsabilità derivanti dalle loro attività.

L'estrazione del carbone abbassa il livello delle falde acquifere, causando l'inaridimento dei pozzi, danneggiando gli ecosistemi e riducendo la disponibilità di acqua per l'agricoltura e gli usi locali.
L'estrazione del carbone abbassa il livello delle falde acquifere, causando l'inaridimento dei pozzi, danneggiando gli ecosistemi e riducendo la disponibilità di acqua per l'agricoltura e gli usi locali.

[5] Schuster, René. 2022. „Kohle.Wasser.Geld. Wie umgehen mit den Wasserproblemen des Braunkohlebergbaus in der Lausitz?“ Cottbus: GRÜNE LIGA Umweltgruppe Cottbus e.V. https://www.kein-tagebau.de/images/_dokumente/220210_kohle_wasser_geld.pdf

[8] Agencia Nacional de Licencias Ambientales, 2021. Respuesta al derecho de petición 2021084658-1-000 del 3 de mayo de 2021- 05ECO0213-00-2021 (Radicado: 2021108557-2-000)

[10] France24, Hambre y sed: La vida corta de los niños indígenas en un desierto de Colombia https://www.france24.com/es/minuto-a-minuto/20230315-hambre-y-sed-la-vida-corta-de-ni%C3%B1os-ind%C3%ADgenas-en-un-desierto-de-colombia