Unione europea: la natura non può attendere

Atlante dell'acqua 2026

Inquinamento, fiumi prosciugati e inondazioni sempre più frequenti mettono in evidenza la fragilità dei sistemi idrici europei. Esistono leggi solide, ma i governi agiscono troppo lentamente. Per garantire la resilienza idrica sono necessari leadership, investimenti e responsabilità concrete.

Meno del 40% delle acque superficiali nell'UE è considerato in buono stato. I decisori politici devono adottare misure concrete per proteggerle.
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Meno del 40% delle acque superficiali nell'UE è considerato in buono stato. I decisori politici devono adottare misure concrete per proteggerle.

L’acqua è essenziale per le persone, l’ambiente e l’economia europea. Eppure, fiumi, laghi e falde dell'Unione Europea (UE) sono sottoposti a pressioni crescenti dovute a inquinamento e cattiva gestione. Le sostanze PFAS (per- e polifluoroalchiliche), sono oggi diffuse a livelli superiori alle soglie di sicurezza in molte aree[1]. Altre pressioni derivano dall’alterazione dei corsi fluviali, dall’interruzione dei flussi naturali e dai prelievi eccessivi[2]. L’Europa, che si riscalda più rapidamente di qualsiasi altro continente[3], vive effetti evidenti: inondazioni più frequenti e siccità più lunghe e intense[4]. Ma la crisi più profonda è quella dell'inazione politica: le leggi esistono, ma non vengono applicate con sufficiente rigore.

Adottata nel 2000, la Direttiva Quadro Acque (WFD) è una delle normative ambientali più ambiziose d'Europa[5]. Ha introdotto un approccio ecologico e giuridicamente vincolante alla gestione delle risorse idriche basato sui bacini idrografici. Imponendo agli Stati di raggiungere entro il 2027 un “buono stato chimico ed ecologico” delle acque, e incorporando principi come il divieto di deterioramento, la trasparenza e la coerenza intersettoriale, la WFD ha segnato un cambiamento decisivo: dal rispondere ai singoli problemi, come l’inquinamento da nitrati, a un approccio integrato e preventivo.

I PFAS contaminano oltre 17.000 hotspot in Europa: le sostanze chimiche persistenti minacciano l'acqua, la salute e l'ambiente, rendendo necessaria una regolamentazione più severa.
I PFAS contaminano oltre 17.000 hotspot in Europa: le sostanze chimiche persistenti minacciano l'acqua, la salute e l'ambiente, rendendo necessaria una regolamentazione più severa.

 

Eppure, a 25 anni dalla sua adozione, il divario tra ambizione e realtà è evidente. Il rapporto di attuazione della Commissione Europea del 2024 conferma che il numero di corpi idrici in buono stato è rimasto stagnante, le misure chiave sono sottofinanziate e le deroghe sono utilizzate in modo eccessivo[6]. L'applicazione della normativa resta l'eccezione piuttosto che la regola. I pochi casi di infrazione avviati sinora non hanno prodotto un rafforzamento dell'attuazione. Di conseguenza, meno del 40% delle acque superficiali dell'UE raggiunge il buono stato[7].

La proposta della Commissione di rafforzare gli standard normativi per gli inquinanti emergenti, come i PFAS, è ancora in fase di negoziazione[8]. Tuttavia, gli Stati membri dispongono già degli strumenti legali per agire: possono rivedere le autorizzazioni per gli scarichi industriali, adottare limiti più severi per i pesticidi e imporre divieti o restrizioni sulle sostanze prioritarie.

Questa fase di attuazione è anche cruciale per la credibilità della Strategia dell'UE per la Resilienza Idrica del giugno 2025[9], che mira ad affrontare scarsità idrica, inondazioni, inquinamento e degrado degli ecosistemi. La Direttiva Quadro Acque è lo strumento che può trasformare gli obiettivi in azioni reali.

Il costo di attuazione della WFD per il periodo 2022-2027 è stimato in 89 miliardi di euro[10], una cifra modesta se confrontata con quella dell'inazione: 238 miliardi per la bonifica dai PFAS[11], 9 miliardi l'anno per le perdite dovute alla siccità[12], 7,8 miliardi l'anno per i danni causati dalle alluvioni[13] e oltre 50 miliardi l'anno in benefici mancati, inclusi quelli derivanti dal mancato ripristino delle acque superficiali[14].

Come confermato dalla valutazione della politica idrica europea[15], la WFD non necessita di revisioni, deve essere attuata e fatta rispettare. Questo è il fondamento della resilienza idrica e della protezione da alluvioni e siccità, della sicurezza dell'acqua potabile e della garanzia alimentare. Gli strumenti ci sono, ciò che serve ora è la volontà politica, il rigore giuridico e investimenti stabili. Il 2027 può diventare il punto di svolta aprendo una nuova fase incentrata sui risultati, sulla responsabilità e sul recupero ecologico.

Un'altra opportunità per invertire il degrado è offerta dal Regolamento sul Ripristino della Natura, che mira a fermare e invertire la perdita di biodiversità e stabilisce obiettivi vincolanti per il ripristino degli ecosistemi, in particolare zone umide, torbiere, fiumi, foreste, praterie e ambienti marini. Gli Stati membri devono redigere piani nazionali per ripristinare almeno il 20% delle aree terrestri e marine entro il 2030 e tutti gli ecosistemi degradati entro il 2050. Centrale è il ripristino dei processi naturali, come la riumidificazione delle zone umide o la riconnessione dei fiumi alle pianure alluvionali, che contribuiscono anche alla mitigazione e all’adattamento climatico. La legge riflette una crescente consapevolezza: ecosistemi sani sono essenziali per la sicurezza alimentare, la qualità dell'acqua, la protezione dalle alluvioni e la resilienza climatica. Nell'ambito del Green Deal europeo e della Strategia UE per la Biodiversità al 2030, il Regolamento sul Ripristino della Natura segna un passaggio importante: dalla conservazione al ripristino attivo. La sua attuazione deve procedere con la WFD e alle altre norme sulla natura. Nuove pressioni geopolitiche ed economiche – dall'agenda europea sulla competitività industriale alle esigenze della transizione energetica – rischiano di indebolire la solidità delle leggi ambientali dell’UE. Mentre gli Stati membri aumentano gli investimenti per energia idroelettrica, estrazione di materie prime critiche e infrastrutture, esiste un rischio concreto di indebolire le garanzie previste dalla WFD in nome della flessibilità o della convenienza. Proteggere la Direttiva da queste pressioni è fondamentale. La resilienza idrica deve rimanere al centro dell'orientamento politico dell'UE. Ciò influenzerà anche la posizione dell'UE a livello globale, poiché sia la Direttiva Quadro Acque che il Regolamento sul Ripristino della Natura rappresentano modelli internazionali per la governance dell’acqua e la protezione della natura.

Esistono numerose leggi e iniziative per proteggere le risorse idriche. Ma ciò che è necessario è un'applicazione rigorosa.
Esistono numerose leggi e iniziative per proteggere le risorse idriche. Ma ciò che è necessario è un'applicazione rigorosa.