Po: il grande fiume

Atlante dell'acqua 2026

Il Po è un tesoro di biodiversità minacciato dall’inquinamento chimico, dalle microplastiche e dalle crisi idriche. La Riserva MAB UNESCO Po Grande, in questo bacino fluviale, rappresenta un modello di tutela e sviluppo sostenibile.

Con i suoi 652 km il Po è una risorsa vitale per acqua, agricoltura e biodiversità, ma oggi è sempre più sotto pressione climatica e ambientale.
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Con i suoi 652 km il Po è una risorsa vitale per acqua, agricoltura e biodiversità, ma oggi è sempre più sotto pressione climatica e ambientale.

Il fiume Po è il fiume più lungo e con la maggiore portata d’Italia. Scorre attraversando quattro regioni (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto) e 13 province. Il suo bacino idrografico occupa circa 71.000 km², pari al 24% del territorio italiano. dove vivono oltre 16 milioni di persone. Le sue acque sono una risorsa idrica di importanza inestimabile per il Nord Italia, irrigando la Pianura Padana, una delle aree agricole più produttive d’Europa. Ogni anno, vengono prelevati oltre 20 miliardi di m3 d’acqua nel distretto del Po, di cui quasi il 75% è destinato agli usi irrigui. In questo contesto, l'Autorità di bacino distrettuale del fiume Po (ADBPO) coordina la gestione della risorsa idrica, la mitigazione del rischio idrogeologico e la tutela della qualità delle acque, con l'obiettivo costante di coniugare salvaguardia ambientale, sviluppo e sicurezza.

Il fiume Po è un corridoio ecologico che trasporta nutrienti, sedimenti, semi e organismi viventi, connettendo ecosistemi diversi e facilitando la migrazione di molte specie. Ospita una ricca varietà di habitat - boschi, zone umide, prati e zone litoranee e costiere – e specie di flora. Tra la fauna ittica che popola le sue acque, troviamo esemplari autoctoni come: il barbo, il luccio e lo storione cobice, cruciali per l’equilibrio ecologico del fiume. Nelle sue acque e lungo le sue rive vivono anche anfibi, rettili e numerosi uccelli migratori.

Tuttavia, il Po è un indicatore ambientale e attualmente è sotto forte pressione. La rettificazione del fiume ha comportato una significativa riduzione degli habitat naturali, poiché dighe, chiuse e barriere hanno compromesso la continuità ecologica. Anche l'impermeabilizzazione dei suoli, legata all’espansione urbana e industriale, genera perdita di habitat naturali e aumenta il rischio di alluvioni. A queste alterazioni fisiche si aggiunge la presenza di specie aliene invasive, come il siluro, la nutria e l’ailanto, che compromettono gli equilibri ecologici, competendo con le specie autoctone per le risorse.

Accanto alle pressioni quantitative (come la riduzione del deflusso minimo vitale a causa della crisi idrica), il Po subisce pressioni qualitative sempre più rilevanti. L’inquinamento da eccesso di nutrienti, come azoto e fosforo, di origine agricola favorisce fenomeni di eutrofizzazione, sottraendo ossigeno alle acque, con gravi effetti sulla vita acquatica. Anche la presenza di pesticidi e fitofarmaci, trasportati dal dilavamento dei campi, minacciano la fauna acquatica e inquinano le risorse idriche.

Gli scarichi civili e industriali continuano a riversarsi nel fiume, introducendo sostanze inquinanti che peggiorano la qualità delle acque. A questo si aggiunge la crescente presenza di microinquinanti emergenti, sostanze chimiche non ancora regolamentate, prodotti farmaceutici (antibiotici e ormoni), cosmetici, pesticidi, dolcificanti artificiali, filtri UV e microplastiche, che sfuggono spesso ai trattamenti tradizionali e rappresentano una minaccia crescente. Ad esempio, gli antibiotici contribuiscono al rischio di antibiotico-resistenza, ossia la capacità dei batteri di adattarsi e resistere alla loro azione. 

Prevenire la dispersione dei rifiuti in plastica richiede un approccio sistemico, che includa l’educazione ambientale e la sensibilizzazione, ma anche normative, regolamenti comunali e monitoraggi scientifici.
Prevenire la dispersione dei rifiuti in plastica richiede un approccio sistemico, che includa l’educazione ambientale e la sensibilizzazione, ma anche normative, regolamenti comunali e monitoraggi scientifici.

La dispersione dei rifiuti plastici, poi, è una delle emergenze ambientali più gravi: il Po è uno dei principali vettori di plastica nel Mar Adriatico. Si stima che circa l’80% dei rifiuti presenti nel Mediterraneo derivi dalla terraferma, trasportato dai fiumi. Le principali fonti di inquinamento da plastica nel Po sono imballaggi e contenitori monouso, spesso dovuti all’abbandono diretto dei rifiuti lungo le rive, ma anche all’inquinamento derivante dall’agricoltura e dai granuli plastici rilasciati dall’industria. Le microplastiche - polistirene espanso, polipropilene e poliammide sono i polimeri più riscontrati nel Po - non vengono filtrate dai depuratori e sono facilmente ingerite dalla fauna, entrando nella catena alimentare e portando sostanze chimiche tossiche che si accumulano nei tessuti degli organismi. I cambiamenti climatici stanno avendo un impatto significativo sugli ecosistemi fluviali e il bacino del Po funge da vero e proprio laboratorio naturale per studiare gli effetti del riscaldamento globale. Le temperature medie sono salite di oltre 1,5°C rispetto al XX secolo, alterando il ciclo idrico. Gli eventi estremi aumentano, alternando alluvioni devastanti a siccità prolungate. La fusione precoce della neve alpina anticipa il deflusso primaverile, riducendo le portate estive e rendendo il fiume meno efficiente nel supportare la biodiversità e le attività economiche.

La riduzione del deflusso minimo vitale, cioè la quantità minima d’acqua necessaria per mantenere in vita gli ecosistemi acquatici, minaccia l’intero ecosistema fluviale. La scarsità d’acqua è aggravata da un aumento delle richieste idriche, in particolare per colture che necessitano di grandi quantità di acqua, come il mais e il kiwi, evidenziando la necessità di una pianificazione più resiliente.

Le misure per migliorare lo stato ambientale includono la rinaturalizzazione dei tratti rettificati del fiume e la rimozione di barriere obsolete per ripristinare la continuità ecologica. Un esempio di ripristino della continuità longitudinale è la scala di risalita per i pesci costruita a Isola Serafini. La creazione di fasce tampone vegetate lungo i bordi dei campi agricoli è un ulteriore esempio di intervento cruciale che agisce da filtro naturale per le acque di drenaggio e che protegge le sponde dall’erosione. Un altro pilastro fondamentale è la promozione dell’agricoltura conservativa, che riduce l’uso di sostanze chimiche e migliora la salute del suolo.

Un modello di gestione sostenibile è la Riserva della Biosfera Po Grande, riconosciuta dal programma Man and the Biosphere (MAB) dell’UNESCO nel 2019. Essa si estende per circa 200 km sul fiume Po, con 83 comuni tra Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, ospitando 25 siti Natura 2000 e più di 460 specie di interesse conservazionistico. Qui si sperimenta un equilibrio tra conservazione, sviluppo sostenibile e funzione logistica, grazie ai progetti di coinvolgimento delle comunità locali, ricerca e educazione ambientale.

La Riserva promuove percorsi scolastici sul paesaggio fluviale e il coinvolgimento attivo di studenti e studentesse in attività pratiche. Un esempio significativo è il progetto di educazione ambientale “Divento un Po Grande”, che ha coinvolto migliaia di studenti trasformando il fiume in un’aula all’aperto.