Oltre un quarto della popolazione mondiale non ha accesso sicuro all'acqua potabile[1]. Per cambiare questa situazione, le Nazioni Unite hanno riconosciuto l'acqua come un diritto umano fondamentale: deve essere sicura da bere e disponibile per tutti. Serve un’azione politica concreta e coordinata, perché questo diritto non resti solo un principio sulla carta.
Il diritto all'acqua non significa solo avere abbastanza da bere ma anche disporne per cucinare, pulire e garantire l’igiene personale. Una persona ha bisogno di almeno 50-100 litri al giorno per soddisfare tutte queste necessità[2]. Questo diritto è strettamente legato anche all’accesso ai servizi igienico-sanitari di base. Circa 3,5 miliardi di persone non dispongono ancora di servizi igienici funzionanti nelle proprie abitazioni[3]. Più che la mancanza d’acqua, spesso, il problema è la sua distribuzione e la povertà.
Negli ultimi decenni, il diritto all'acqua e ai servizi igienico-sanitari è stato riconosciuto dal diritto internazionale. Tramite gli Articoli 11 e 12 del Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali (ICESCR) delle Nazioni Unite[4]. L'Articolo 11 garantisce il diritto a un tenore di vita adeguato, mentre l'Articolo 12 riconosce a tutti il diritto al miglior livello possibile di salute fisica e mentale. Il Consiglio dei Diritti Umani[5] e l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (ONU)[6] hanno riconosciuto entrambi questi diritti e sebbene le loro decisioni non siano giuridicamente vincolanti, hanno un peso politico significativo[7]. L'Unione Europea (UE) ha rafforzato questo impegno aggiornando la Direttiva sulle acque per il consumo umano (Direttiva UE 2020/2184)[8]. Il diritto all'acqua è ora esplicitamente sancito anche a livello europeo, con l’obiettivo di sostenere i gruppi più vulnerabili, come le persone senza fissa dimora che spesso non hanno accesso a bagni o acqua pulita[9]. Fornire acqua potabile nei luoghi pubblici rappresenterebbe almeno un primo passo per alleviare questo problema.
La crisi climatica rende sempre più difficile garantire il diritto all'acqua[10]. Un recente rapporto del Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (Intergovernmental Panel on Climate Change, IPCC) lo evidenzia chiaramente: tra il 2002 e il 2021, 1,6 miliardi di persone sono state colpite da alluvioni e 1,4 miliardi hanno subito gli effetti della siccità. Nell’Unione Europea i livelli delle falde acquifere sono in calo da molto tempo[11]. Ogni anno, circa il 20% della superficie terrestre e il 30% della popolazione si trovano in condizioni di stress idrico, con siccità che causano perdite economiche fino a 9 miliardi di euro l'anno e danni incalcolabili agli ecosistemi. L'Europa meridionale è particolarmente colpita[12]. Circa il 14% delle stazioni di monitoraggio delle acque sotterranee dell'UE registra concentrazioni di nitrati superiori al limite massimo consentito di 50 milligrammi per litro[13]. Questo composto azotato, proveniente soprattutto dai fertilizzanti agricoli, può contaminare le falde e rappresentare un rischio per la salute, in particolare dei neonati[14].
Il diritto all'acqua richiede molto più della semplice garanzia di accesso: è essenziale proteggerne anche la qualità nel lungo periodo. Gran parte della popolazione mondiale non dispone ancora di acqua potabile sicura. Almeno 3 miliardi di persone dipendono da acqua la cui qualità non è controllata e oltre 2 miliardi rischiano di bere acqua contaminata da agenti patogeni. Per questo l’acqua dovrebbe occupare una posizione di priorità molto più alta nell'agenda politica internazionale. Le Conferenze delle Nazioni Unite sull'acqua del 2026 e del 2028 rappresentano un’occasione cruciale per negoziare un accordo globale vincolante sulla protezione delle risorse idriche.
Anche il settore industriale gioca un ruolo determinante. L'industria tessile, ad esempio, è responsabile di circa il 20% dell'inquinamento idrico globale[15]. I tessuti destinati al mercato mondiale vengono spesso prodotti in regioni dove l'acqua è già scarsa: in India, per produrre un solo chilogrammo di cotone occorrono 23.000 litri d'acqua[16]. La nuova Direttiva Europea 2024/1760 sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità (Corporate Sustainability Due Diligence Directive) obbligherà le aziende europee di grandi dimensioni a identificare e ridurre i rischi legati all'uso eccessivo di acqua lungo la loro filiera produttiva. Ciò potrebbe costringere le aziende a investire in infrastrutture per il trattamento delle acque reflue o a richiedere ai propri fornitori di utilizzare metodi di irrigazione più efficienti. Entrata in vigore nel 2024, la direttiva potrebbe segnare un passo importante verso il rafforzamento dei diritti umani e degli standard ambientali lungo l’intera filiera.
Un esempio di come nuovi approcci legali possano rafforzare la protezione delle risorse idriche proviene da Panama. Nell'autunno del 2023, decine di migliaia di persone sono scese in piazza con scioperi e blocchi per chiedere la chiusura della Cobre Panamá, la più grande miniera di rame dell'America Centrale. Le manifestazioni sono nate da una decisione storica: Panama aveva recentemente riconosciuto la Natura come soggetto giuridico, uno dei primi paesi al mondo a farlo[17]. Da allora la Natura gode di diritti simili a quelli riconosciuti agli esseri umani e alle entità giuridiche, come le imprese. Dopo lo scoppio delle proteste, la Corte Suprema di Panama ha richiamato proprio questo principio nel suo verdetto, ordinando la chiusura della miniera. I giudici hanno stabilito che la prosecuzione delle attività avrebbe violato la Costituzione, poiché minacciava la foresta pluviale e, di conseguenza, le fonti d’acqua della regione.
[3] https://www.unicef.de/informieren/aktuelles/blog/-/weltwassertag-2024-zehn-fakten-ueber-wasser/275338
[4] Stubenrauch, Ein Menschenrecht auf Wasser, ZUR 2010, 521 ff.
[6] UNGA, Resolution vom 26.7.2010, A/64/L.63/Rev.1
[7] Payandeh, Rechtsauffassungen von Menschenrechtsausschüssen der Vereinten Nationen in der deutschen Rechtsordnung, NVwZ 2020, 125 ff.
[8] Direttiva (UE) 2020/2184 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2020 concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano (rifusione)
[9] https://www.bmuv.de/fileadmin/Daten_BMU/Download_PDF/Binnengewaesser/grosse_anfrage_sauberes_wasser_bf.pdf
[14] https://www.umweltbundesamt.de/themen/wasser/grundwasser/nutzung-belastungen/faqs-zu-nitrat-im-grund-trinkwasser
[15] https://www.europarl.europa.eu/topics/de/article/20201208STO93327/umweltauswirkungen-von-textilproduktion-und-abfallen-infografik