L'acqua è essenziale alla vita, ma uso eccessivo, inquinamento e crisi climatica minacciano le risorse idriche globali, con gravi impatti su ecosistemi e comunità. Servono politiche di gestione sostenibile per invertire questa tendenza.
Oltre il 70% della superficie terrestre è coperto d'acqua[1], ma in origine la Terra era un globo di roccia incandescente. Secondo la teoria più accreditata, gran parte dell’acqua arrivò durante un intenso bombardamento di comete e asteroidi, circa quattro miliardi di anni fa. Provenienti dalle regioni più fredde e lontane del Sistema solare, questi corpi celesti erano ricchi di ghiaccio che, a contatto con l’atmosfera rovente della Terra, si vaporizzò all’istante. Con il progressivo raffreddamento del pianeta, il vapore si condensò e ricadde al suolo in forma di piogge torrenziali durate millenni. L'acqua finì per sommergere gran parte della superficie terrestre e le profondità dell'oceano primordiale divennero il luogo in cui ebbe origine la vita.
Oggi, il 97,1% dell'acqua presente sulla Terra è salata e si trova negli oceani [2]. Il resto è acqua dolce, quasi totalmente intrappolata nelle calotte polari o nelle profondità del sottosuolo. Il restante 0,3%, pari a circa 120.000 chilometri cubi, è in costante circolazione tra terra e mare, sopra e sotto la superficie, in forma solida, liquida o di vapore. Questo flusso continuo alimenta il ciclo dell’acqua, in cui la stessa quantità che l’atmosfera trasporta sulla terra ricade infine nel mare.[3] I complessi modelli di circolazione atmosferica spiegano perché l'acqua dolce sia distribuita in modo irregolare nello spazio e nel tempo: scarsa nelle zone subtropicali e durante i periodi di siccità, abbondante nelle regioni tropicali e umide.
Le attività umane stanno alterando in profondità il ciclo naturale dell’acqua. In molte regioni del mondo, le riserve idriche sono sovrasfruttate o contaminate. Le conseguenze colpiscono gli ecosistemi, l'agricoltura, l'industria e le persone. In tutto il mondo si moltiplicano casi di crisi idriche sempre più gravi. In Pakistan, nell'India settentrionale e in alcune regioni degli Stati Uniti, i livelli delle falde acquifere sono diminuiti drasticamente a causa dell’eccessivo prelievo. La fusione dei ghiacciai in quasi tutte le catene montuose del pianeta è una conseguenza diretta del riscaldamento globale. Le conseguenze sono disastrose per gli ecosistemi e le comunità a valle, che risentono delle sensibili variazioni di portata dei corsi d'acqua nel corso dell'anno.
La biodiversità all'interno e intorno ai corpi idrici sta diminuendo così rapidamente che un quarto di tutte le specie di pesci d'acqua dolce conosciute è già minacciato di estinzione.[4] Città come Città del Messico, Pechino e Città del Capo soffrono per la scarsità d’acqua; oggi 2,2 miliardi di persone non hanno accesso regolare all'acqua potabile.[5]
Le cause della crisi idrica sono molteplici come i problemi che generano. Ad esempio, la canalizzazione dei corsi d'acqua e l'impermeabilizzazione del suolo aumentano il rischio di alluvioni; la costruzione di dighe altera interi ecosistemi; la diffusione di sostanze inquinanti nel suolo o nei corpi idrici compromette la qualità dell'acqua potabile. L’uso eccessivo di acqua per l'irrigazione provoca carenze idriche. La crisi climatica rende gli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti e violenti.
Per proteggere gli ecosistemi acquatici è importante non consumare tutta l'acqua disponibile. Qui entra in gioco il concetto di “limite planetario” per l’uso delle acque dolci: la soglia di sopportazione della pressione umana oltre la quale la resilienza del pianeta di fronte ad altri cambiamenti, come la crisi climatica e la perdita di ecosistemi e biodiversità, si indebolisce[6]. Secondo studi recenti, il limite planetario dell'acqua dolce è stato superato già da decenni. Oggi, circa il 18% della superficie terrestre non coperta dai ghiacci presenta livelli anomali d’acqua nei fiumi e nei suoli, troppo bassi o troppo alti rispetto all’equilibrio naturale.[7]
In passato si pensava che le risorse idriche fossero stabili e inesauribili. Alla luce della crisi climatica, questo insensato ottimismo è evidentemente insostenibile. Occorre puntare sulla riduzione dei consumi idrici e su un uso più responsabile delle risorse idriche. Esistono molte soluzioni soprattutto per l’industria e in particolare per l’agricoltura: dalla raccolta dell’acqua piovana nei periodi umidi, all’adozione di tecniche agricole che riducono l’evaporazione, fino all’esportazione di prodotti ad alto consumo idrico dai paesi ricchi d’acqua verso quelli in cui le risorse idriche sono limitate.
[1] Kotwicki, V. 2009. Water balance of Earth, Hydrological Sciences Journal 54, 829–840. https://www.tandfonline.com/doi/pdf/10.1623/hysj.54.5.829
[2] Kotwicki, V. 2009. Water balance of Earth, Hydrological Sciences Journal 54, 829–840.
[3] Gerten, D. 2020. Wasser: Knappheit, Klimawandel, Welternährung. 2. Aufl., C.H. Beck, München. (Die Schätzungen divergieren je nach Methode/Datensatz.)
[4] https://iucn.org/press-release/202312/freshwater-fish-highlight-escalating-climate-impacts-species-iucn-red-list
[6] Gerten, D., Hoff, H., Rockström, J. et al. 2013. Towards a revised planetary boundary for consumptive freshwater use: role of environmental flow requirements. COSUST 5, 551–558. https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1877343513001498; https://www.westermann.de/anlage/4647622/Suche-nach-einer-planetaren-Gr…): _Gerten, D. 2022. Suche nach einer Planetaren Grenze für die Wassernutzung. Geogr. Rundsch. 6/22, 28–32.