L'agricoltura è il settore che consuma più acqua al mondo: il 72% [1] del consumo mondiale di acqua dolce è destinato alla produzione alimentare. Garantire un approvvigionamento sicuro e stabile di cibo, nonostante le minacce poste dalla crisi climatica, richiederà una forte volontà politica.
Ogni anno vengono estratti quasi 3.000 chilometri cubi di acqua da falde, laghi e fiumi[1]. La quota destinata all'agricoltura varia in base al reddito dei paesi: negli Stati ad alto reddito circa il 40% dell’acqua prelevata serve all’agricoltura, mentre nei paesi a basso reddito questa percentuale sale fino al 90%[2]. Oggi, circa 3,2 miliardi di persone vivono in aree prevalentemente agricole dove l’acqua è scarsa o molto scarsa[3]. La maggior parte sono piccoli agricoltori, che svolgono un ruolo essenziale nella produzione alimentare e nella sicurezza nutrizionale globale.
Secondo le Nazioni Unite, la superficie irrigata mondiale è più che raddoppiata dal 1961. Oggi circa il 20% dei terreni coltivati è irrigato, ma questa porzione produce il 40% del cibo mondiale [4]. L’aumento della domanda di irrigazione è legato alla crescita demografica ed è aggravato da eventi meteorologici estremi come siccità prolungate, che sono sempre più frequenti a causa della crisi climatica.
Il Medio Oriente, il Nord Africa, l’India, il nord della Cina e il sud-ovest degli Stati Uniti sono tra le regioni più colpite dalla scarsità idrica. Il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) prevede che la domanda di acqua per l’irrigazione potrebbe raddoppiare o triplicare entro la fine di questo secolo[5]. Le proiezioni indicano che l’aumento della domanda, insieme alla maggiore evaporazione causata dal riscaldamento globale, porterà a un progressivo esaurimento delle falde acquifere entro la fine del secolo.
Nel Punjab, il “granaio dell’India”, il livello delle falde è sceso di oltre 40 metri in trent’anni. Pur occupando solo l’1,5% del territorio indiano, la regione produce il 20% del frumento e il 12% del riso del paese. L’80% dell’acqua sotterranea disponibile è utilizzata per irrigare queste colture. I costi crescenti dell’irrigazione, dovuti alla necessità di scavare pozzi sempre più profondi, spingono molti agricoltori nell’indebitamento: nel 2017, secondo un’indagine dell’Indian Council of Social Science Research, l’86% delle famiglie agricole del Punjab risultava indebitato[6].
Nell’Unione Europea, l’agricoltura utilizza meno di un terzo dell’acqua complessivamente consumata[7], ma le differenze nazionali sono notevoli: in Spagna raggiunge l’82%, con gravi problemi di inquinamento delle acque superficiali e sotterranee. Situazioni simili emergono in Francia e Italia. Anche in Germania, tra i paesi europei più ricchi d’acqua (con una media di 700–800 litri di precipitazioni per metro quadrato all’anno), cresce l’uso irriguo, in particolare per le coltivazioni orticole: tra il 2009 e il 2022 la superficie irrigata è aumentata del 50%, passando da 372.700 a 554.000 ettari[8].
Il concetto di “acqua virtuale” si riferisce all’acqua necessaria per produrre i beni – in particolare alimentari – che consumiamo. In Germania ogni persona consuma 7.200 litri di acqua virtuale al giorno, pari a 219 miliardi di metri cubi l’anno, quasi cinque volte il volume del Lago di Costanza. Circa l’86% di quest’acqua è “importata” attraverso prodotti agricoli coltivati all’estero, come frutta, noci, riso e verdure.
Per valutare l’impatto idrico di un alimento bisogna considerare due fattori: quanta acqua serve per produrlo e quanta acqua è disponibile nella regione d’origine. Questa combinazione determina l’impronta idrica ponderata in base alla scarsità: più l’acqua è scarsa nel luogo di produzione, maggiore è l’impronta.
Le previsioni indicano che entro il 2030 lo stress idrico nell'Unione Europea aumenterà[9], rendendo le risorse disponibili sempre meno in grado di soddisfare la domanda. Garantire acqua alle generazioni future richiederà una revisione profonda delle pratiche irrigue.
Le aziende agricole possono avere un ruolo decisivo nella gestione sostenibile delle risorse idriche, adottando misure come il riutilizzo dell’acqua piovana, la scelta di colture più resistenti, la riduzione dell’evaporazione, la protezione del suolo e l’agroforestazione, integrando alberi e coltivazioni.
Per incentivare questa transizione servono strumenti economici adeguati come sussidi agricoli legati alla gestione dell’acqua[10]. L’Unione Europea potrebbe potenziare, attraverso la Politica Agricola Comune, il sostegno a pratiche che tutelano acqua e biodiversità, sostituendo gli attuali contributi “per ettaro” con incentivi legati alla sostenibilità.
Inoltre, la Direttiva europea 2024/1760 relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità (Corporate Sustainability Due Diligence Directive), obbliga le aziende a prevenire i rischi di inquinamento, soprattutto quando connessi a violazioni dei diritti umani.
Infine, campagne informative e un’etichettatura trasparente dell’impronta idrica dei prodotti alimentari sono strumenti essenziali per promuovere un consumo più consapevole e proteggere, in modo duraturo, le risorse idriche del pianeta.
[1] Seite 12: https://www.unesco.de/dokumente-und-hintergruende/publikationen/detail/the-united-nations-world-water-development-report-2023
[5] Caretta et al., 2022
[6] https://www.landwirtschaft.de/umwelt/natur/wasser/die-landwirtschaft-verbraucht-weltweit-zuviel-wasser; https://peri.punjab.gov.pk/system/files/Economimcs%20of%20Land%20Degrdation.pdf
[7] https://www.eca.europa.eu/Lists/ECADocuments/SR21_20/SR_CAP-and-water_DE.pdf;
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0743016724001803#bbib63
[8] https://www.umweltbundesamt.de/monitoring-zur-das/handlungsfelder/landwirtschaft/lw-r-6/indikator#undefined; https://www.umweltbundesamt.de/themen/wasser/extremereignisseklimawandel/trockenheit-in-deutschland-fragen-antworten
[10] WBGU 2024