Dalle fattorie alle fabbriche, dall'uso della tecnologia ai rubinetti di casa, consumo e domanda d’acqua crescono continuamente, trainati soprattutto da agricoltura e industria. Intanto le riserve si riducono, colpite da crisi climatica, sfruttamento eccessivo e disuguaglianze nell’accesso. Una gestione efficiente, equa e sostenibile dell’acqua è ormai una priorità globale.
L’acqua dolce è una delle risorse naturali più sotto pressione. Oggi, i prelievi globali da fiumi, laghi, bacini e falde acquifere superano i 4.000 chilometri cubi all'anno[1]. Secondo le Nazioni Unite, negli ultimi cento anni il consumo mondiale di acqua è aumentato di sei volte[2], spinto dalla crescita demografica, dall'espansione agricola, dall'industrializzazione e dall'urbanizzazione. Nei paesi ad alto reddito i prelievi si sono stabilizzati, soprattutto grazie a una maggiore efficienza, mentre nelle economie emergenti la domanda d’acqua continua a crescere[3]. Entro il 2050 la domanda globale potrebbe aumentare ancora del 20–30%[4], mentre crisi climatica, inquinamento e sfruttamento eccessivo riducono le risorse disponibili. Le falde acquifere si stanno esaurendo più rapidamente di quanto si rigenerino, soprattutto in India, Cina, Pakistan e negli Stati Uniti occidentali. Senza una gestione attenta, questa tendenza, potrebbe spingere un numero crescente di paesi verso condizioni di stress idrico. Il futuro dell’acqua dolce dipenderà da quanta ne utilizziamo, ma anche da come la distribuiamo e la gestiamo. Con quasi il 70% dei prelievi globali, l’agricoltura è il settore che utilizza più acqua dolce[5].
Anche l’industria, tuttavia, svolge un ruolo significativo con il 19% dei prelievi mondiali, mentre gli usi civili rappresentano in media l’11%, con ampie variazioni tra i diversi paesi. Nei paesi ad alto reddito, come Germania o Canada, l'uso industriale può costituire la quota maggiore dei prelievi nazionali di acqua dolce[6]. Tra le industrie a più elevato consumo idrico troviamo la produzione di energia termica, l'estrazione mineraria, l'industria chimica, metallurgica e tessile. Anche la produzione di acciaio, la raffinazione del petrolio e la lavorazione della cellulosa e della carta richiedono volumi molto elevati di acqua. Inoltre, l’industria elettronica e dei semiconduttori utilizza acqua ultrapura nei processi di fabbricazione. Sebbene l'acqua impiegata dall’industria venga spesso riciclata, a differenza di quella impiegata in agricoltura, il rilascio di acqua riscaldata o inquinata può generare impatti ambientali molto gravi. Per questo, pur consumando meno acqua in termini assoluti rispetto all’agricoltura, le industrie possono avere un impatto maggiore, soprattutto dove gli ecosistemi di acqua dolce sono già sotto pressione.
Grandi quantità di acqua sono incorporate nella produzione degli oggetti che utilizziamo ogni giorno. È la cosiddetta acqua “virtuale”, o acqua nascosta: quella contenuta nei prodotti che utilizziamo e poi gettiamo, spesso senza essere consapevoli del loro impatto ambientale. Prodotti come carta, vestiti ed elettronica hanno impronte idriche significative. La produzione di un singolo smartphone può richiedere fino a 12.000 litri d'acqua[7] per l'estrazione dei metalli rari, l'assemblaggio dei componenti e il raffreddamento dei processi industriali. Allo stesso modo, la realizzazione di un computer portatile può richiedere decine di migliaia di litri d'acqua, in gran parte destinati alla produzione dei microchip, che richiede grandi volumi di acqua ultrapura[8]. L'industria tessile e della moda è un altro grande consumatore di acqua. La produzione di tessuti sintetici come il poliestere richiede processi chimici ad alto consumo idrico, mentre le fasi di tintura e finitura dei capi possono causare inquinamento, se le acque reflue non vengono adeguatamente trattate. Un paio di scarpe in pelle richiede migliaia di litri d'acqua, soprattutto per la concia e la lavorazione del cuoio. Anche la produzione di un singolo foglio di carta da ufficio richiede circa 10 litri d'acqua[9]. Gran parte di questi consumi avviene lontano dai luoghi in cui i prodotti vengono venduti, sollecitando una necessaria presa di coscienza verso un consumo più consapevole e sostenibile in un mondo in cui l’acqua è sempre più scarsa.
Poiché la crisi climatica altera i modelli delle precipitazioni e rende più frequenti i periodi di siccità, aumentano i conflitti sull'allocazione delle risorse idriche. Quando l'acqua scarseggia, chi deve avere la priorità? In molti paesi, gli usi domestici e i servizi essenziali (come ospedali e scuole) vengono privilegiati. Tuttavia, la realtà è più complessa. In India, alcune regioni hanno deviato l'acqua dall'agricoltura verso i centri urbani per soddisfare la domanda di acqua potabile durante i periodi di siccità. Al contrario, in alcune zone della California è stata data la priorità alle colture ad alto valore economico, anche in presenza di grave scarsità idrica, scatenando dibattiti sui diritti pubblici legati all’acqua.
Nel 2018, a Città del Capo (Sudafrica), una combinazione di siccità estrema e cattiva gestione portò la città a sfiorare il “Day Zero”, ovvero il momento in cui le riserve idriche della città sarebbero state completamente esaurite. Per evitare il collasso, venne imposto un razionamento di emergenza[10] e l'uso dell'acqua da parte delle industrie e dei campi da golf divenne oggetto di forte attenzione e dibattito pubblico. Tensioni simili si sono verificate nelle regioni minerarie del Cile, nelle valli agricole della Spagna e nel divario tra aree urbane e rurali della Giordania.
Non esiste una soluzione unica. La sfida è trovare un equilibrio tra bisogni sociali, sviluppo economico e tutela degli ecosistemi, in un contesto reso sempre più instabile dalla crisi climatica. Una governance dell’acqua trasparente, regole solide e una pianificazione inclusiva saranno decisive per garantire un uso equo e sostenibile di una risorsa sempre più preziosa.
[2] https://www.unwater.org/news/un-world-water-development-report-2020-%E2%80%98water-and-climate-change%E2%80%99
[6] https://link.springer.com/article/10.1007/s10668-022-02202-z; https://data.apps.fao.org/aquastat/?lang=en