Inquinamento: torbide profondità

Atlante dell'acqua 2026

Rifiuti plastici, scarichi industriali, sostanze chimiche: quasi nessun corpo idrico è davvero al sicuro. Questi inquinanti minacciano ecosistemi, biodiversità e salute umana. La soluzione? Un'economia circolare capace di ridurre gli sprechi e preservare le risorse.

L’agricoltura ecologica, il ripristino del paesaggio, la riduzione dell’uso di sostanze chimiche e un trattamento efficace delle acque reflue sono elementi essenziali per tutelare le risorse idriche
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L’agricoltura ecologica, il ripristino del paesaggio, la riduzione dell’uso di sostanze chimiche e un trattamento efficace delle acque reflue sono elementi essenziali per tutelare le risorse idriche.

I primi sistemi fognari moderni furono costruiti, nelle metropoli in rapida crescita dell’Europa e del Nord America, a partire dalla metà del XIX secolo. L'acqua veniva utilizzata per pulire le strade, convogliare i rifiuti e smaltire gli scarichi industriali e, ben presto, fiumi e laghi si trasformarono in cloache fetide e tossiche. Anche oggi circa l'80% delle acque reflue mondiali viene scaricato nei corpi idrici senza alcun trattamento con gravi conseguenze. Un esempio ci viene dall’Indonesia dove il fiume Citarum, il secondo fiume più inquinato al mondo dopo il Gange, riceve gli scarichi provenienti da oltre 2.000 fabbriche che lo rendono un pericolo mortale per chi non dispone di fonti d'acqua alternative: si stimano 50.000 morti all’anno a causa di questa contaminazione[1].

Oggi, i fertilizzanti sintetici rappresentano una delle cause principali della crescita eccessiva di alghe, della carenza di ossigeno e della moria di pesci. Nelle regioni caratterizzate da agricoltura intensiva, grandi quantità di nutrienti (i più diffusi sono azoto e fosforo) vengono disperse nell’ambiente: le piante ne assorbono solo una parte, mentre il resto viene trasportato da piogge e canali di scolo nelle falde acquifere, nei fiumi e negli stagni. La normativa europea fissa un limite di 50 mg/l per i nitrati nelle acque sotterranee, ma secondo la Commissione Europea questo valore è stato supera- to nel 14,1% delle stazioni di monitoraggio[2] con conseguenze economiche significative: circa 320 miliardi di euro all’anno per il trattamento delle acque[3].

Anche i pesticidi inquinano torrenti, fiumi, laghi, mari e falde acquifere. Nel 2022 nell'Unione Europea sono state vendute circa 322.000 tonnellate di pesticidi[4].  Dai campi agricoli questi composti filtrano nei corpi idrici, compromettendo la qualità dell'acqua, danneggiano pesci e altri organismi acquatici e rappresentando un rischio per la salute umana. Molti pesticidi contengono anche PFAS (composti alchilici perfluorurati e polifluorurati), talvolta chiamati “sostanze chimiche eterne” per la loro straordinaria persistenza nell’ambiente. Nell'Unione Europea, il numero di varietà di frutta e verdura contenenti residui di almeno un pesticida PFAS è triplicato negli ultimi dieci anni[5].

Lo stato chimico delle acque sotterranee indica se i livelli di inquinamento superano i limiti ambientali o sanitari fissati dalle norme UE.
Lo stato chimico delle acque sotterranee indica se i livelli di inquinamento superano i limiti ambientali o sanitari fissati dalle norme UE.

I PFAS sono sostanze chimiche industriali altamente persistenti utilizzate in numerosi settori, e che possono provocare gravi danni all’organismo umano. Sono presenti anche nei rifiuti plastici, che rilasciano additivi come i plastificanti e, degradandosi, si frammentano in microplastiche. Oggi, alcuni fertilizzanti sono addirittura rivestiti da sottili strati di plastica per prolungarne l'effetto[6] quindi la loro applicazione provoca un accumulo di plastica nei suoli, che finisce poi nei corsi d’acqua. I paesi industrializzati esportano grandi quantità dei propri rifiuti di plastica nel Sud globale, causando gravi problemi ambientali e sanitari. L'inquinamento da plastica rappresenta un onere economico particolarmente gravoso, soprattutto per i paesi a basso o medio reddito: pur consumando poco più di un terzo della plastica pro capite rispetto ai paesi più ricchi e industrializzati, i costi di bonifica possono essere fino a dieci volte superiori[7].

Un ulteriore grave problema è rappresentato dal petrolio che finisce in mare a causa del traffico marittimo, degli incidenti alle petroliere, delle perdite dalle piattaforme, dello smaltimento illegale o degli scarichi industriali. A livello globale, le macchie di petrolio coprono circa 1,5 milioni di chilometri quadrati di oceano, un'area grande il doppio della Turchia[8]. Il petrolio soffoca la vita marina, avvelena le reti trofiche e provoca danni ecologici a lungo termine[9].

Per migliorare il trattamento delle acque reflue, l'Unione Europea prevede di dotare gli impianti di depurazione più grandi di una quarta fase di trattamento. Si tratterebbe di un intervento costoso, difficilmente replicabile su scala globale e che comunque non sarebbe in grado di eliminare completamente alcune sostanze chimiche particolarmente problematiche come i PFAS[10]. Dovremmo prevenire l'inquinamento prima che si verifichi. I metodi di produzione puliti rappresentano la soluzione più efficace per proteggere la preziosa risorsa idrica, poiché evitano la contaminazione già all’origine. Inoltre, la ricircolazione dell’acqua e il suo riutilizzo multiplo nei processi produttivi riducono sia il consumo complessivo sia la quantità di acque reflue contaminate. In alcuni paesi mediterranei dell'Unione Europea, ad esempio, si utilizzano già acque reflue trattate per l’irrigazione agricola. In diversi contesti è possibile eliminare del tutto l'uso dell'acqua, ad esempio installando servizi igienici a secco. Sempre più diffusi nei festival, questi dispositivi non richiedono acqua e riducono la necessità di complessi trattamenti chimici e biologici delle acque reflue. Urina e feci contengono inoltre preziosi nutrienti, che possono essere trattati in modo igienico per ridurre l’impiego di fertilizzanti sintetici e migliorare la qualità del suolo. Tuttavia, soluzioni isolate non sono sufficienti. Per ottenere miglioramenti reali nella protezione delle risorse idriche servono innovazioni tecnologiche, regolamentazioni politiche solide e cambiamenti sociali profondi. Per ottenere miglioramenti reali nella protezione delle risorse idriche è necessaria una trasformazione sistemica che coinvolga agricoltura, industria e sistemi igienico-sanitari.