L'accesso all'acqua pulita è un diritto umano fondamentale[1]. Eppure, tra crisi climatica, crescita demografica e pressioni globali, l'acqua sta diventando una risorsa sempre più scarsa e sempre più contesa tra gruppi sociali, comunità e paesi. Gli accordi internazionali possono contribuire a trasformare il potenziale conflitto in cooperazione.
Le dispute sulla distribuzione, sull’uso e sulla tutela delle risorse idriche sono sempre più frequenti in tutto il mondo. Nel delta interno del fiume Niger, in Mali, si sono verificati scontri violenti tra pastori e agricoltori[2] in competizione per un'acqua sempre più scarsa a causa della crisi climatica e della costruzione di nuove dighe nei tratti superiori del fiume. In Iran, una grave crisi idrica, aggravata da anni di cattiva gestione, alimenta tensioni tra le popolazioni rurali e quelle urbane. Le proteste per la mancanza d’acqua vengono spesso represse con durezza dalle forze di polizia[3]. Nei conflitti armati, le infrastrutture idriche diventano spesso bersagli strategici: eserciti e gruppi armati distruggono deliberatamente canali di irrigazione, impianti di desalinizzazione e dighe[4], come accaduto in Iraq, Siria, Gaza e Ucraina negli ultimi anni, privando intere popolazioni dell’accesso all’acqua e aggravando le crisi umanitarie.
La situazione si complica ulteriormente quando i fiumi, i laghi o le falde acquifere attraversano i confini internazionali. Nel mondo esistono 313 corpi idrici superficiali transfrontalieri, quasi 600 riserve di acque sotterranee e circa 300 zone umide condivise[5][6]. Queste risorse non possono essere gestite da un solo Stato, e in tali contesti, gli interessi economici e di sicurezza di più paesi tendono a entrare in conflitto.
Un esempio emblematico è quello del Nilo. Nel 2011 l’Etiopia ha avviato la costruzione di una grande diga sul tratto superiore del Nilo Azzurro per produrre energia elettrica pulita. A valle, però, l’Egitto considera l’opera una minaccia esistenziale, poiché il 97% delle sue risorse idriche dipende dal fiume. Da anni questa situazione alimenta tensioni diplomatiche tra Egitto ed Etiopia, coinvolgendo anche il Sudan, che si trova geograficamente nel mezzo.
La disputa sul fiume Syr Darya, in Asia centrale, mostra chiaramente il potenziale di conflitto legato ai fiumi transfrontalieri[7]. Il nodo principale riguarda la diga di Toktogul, controllata dal Kirghizistan[8], che rilascia acqua in inverno per produrre energia idroelettrica. Tuttavia, Uzbekistan e Kazakistan dipendono dai rilasci estivi per irrigare le coltivazioni, in particolare il cotone, settore chiave dell’economia uzbeka[9]. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, le divergenze sui tempi dei rilasci hanno portato i paesi sull’orlo del conflitto[10]. Le tensioni sono aumentate quando il Kirghizistan ha ridotto progressivamente i flussi d’acqua per mantenere il livello del bacino, mentre Uzbekistan e Kazakistan lo hanno accusato di utilizzare l’acqua come strumento di pressione politica.
La fragilità delle istituzioni statali può aggravare ulteriormente questi problemi. In Afghanistan, il progressivo collasso del precedente governo ha portato al deterioramento delle infrastrutture idriche che non venivano più mantenute né riparate, fino a cessare del tutto di funzionare. Di conseguenza, non è stato più possibile garantire una distribuzione equa dell’acqua. I Talebani sono riusciti a prendere il controllo di un numero crescente di istituzioni locali, come il sistema dei mirab (gli amministratori dell’acqua), rafforzando il loro potere e facilitando il loro ritorno al governo nel 2021[11]. Nonostante tutto ciò, nell’epoca moderna non si sono ancora verificati conflitti armati tra Stati esclusivamente per l’acqua. Le ricerche mostrano che i conflitti idrici sono relativamente rari, soprattutto se confrontati con i casi di cooperazione[12]. Un’analisi sistematica rivela che solo il 28% delle interazioni tra Stati riguardanti l’acqua è di natura conflittuale[13], e sono ancora meno i casi in cui tali tensioni sfociano in violenza.
Tuttavia, i dati mostrano anche che negli ultimi anni i conflitti legati all'acqua stanno aumentando. L'acqua è spesso uno dei diversi fattori che alimentano tensioni in situazioni già instabili. È il caso del bacino del lago Ciad, tra Africa centrale e occidentale, dove tensioni etniche e religiose si intrecciano con la competizione per le risorse idriche[14].
Stati e istituzioni internazionali hanno sviluppato nel tempo meccanismi giuridici e politici per organizzare la distribuzione e l'uso dell'acqua in modo pacifico. Accordi globali sull’acqua stabiliscono standard legali e offrono ai paesi un quadro di riferimento comune per le proprie azioni. Oggi più di 800 accordi intergovernativi[15] regolano la distribuzione dell'acqua, l'inquinamento e la pesca. Anche la Corte Internazionale di Giustizia e la Corte Permanente di Arbitrato svolgono un ruolo importante di mediazione. Nel 1997, ad esempio, entrambe contribuirono a risolvere la disputa sulle dighe di Gabíkovo–Nagymaros sul Danubio tra Ungheria e Cecoslovacchia (nel frattempo dissoltasi)[16]. Gli stessi organismi guidarono i negoziati tra India e Pakistan riguardanti una diga sul fiume Kishenganga[17], affluente dell'Indo. In entrambi i casi, la mediazione ha evitato un’escalation e ha promosso una collaborazione costruttiva tra le parti. La storia dimostra che la cooperazione tra Stati che condividono una risorsa idrica può generare benefici a lungo termine, impossibili da ottenere attraverso un uso unilaterale e competitivo. Dal 1970, ad esempio, i paesi che si affacciano sul fiume Senegal, in Africa occidentale, hanno collaborato alla costruzione congiunta di due dighe che garantiscono l’irrigazione agricola durante tutto l’anno, forniscono energia elettrica ai paesi vicini e facilitano la navigazione fluviale. Nessuno di questi Stati sarebbe stato in grado di realizzare tali opere da solo[18]. Questo rappresenta uno dei molti esempi di ciò che è possibile ottenere scegliendo di condividere l’acqua, anziché combattere per essa.
[3] https://www.atlanticcouncil.org/blogs/iransource/iran-water-environment-us-policy/; https://www.newsecuritybeat.org/2024/01/water-corruption-and-security-in-iran/
[4] Per la diga di Kakhovka: https://www.bbc.com/news/world-europe-65818705, https://waterpeacesecurity.org/info/blog-08-06-2023-key-insights-into-the-nova-kakhovka-dam-destruction-an-initial-analysis; per l’ISIS in Iraq e Siria: https://www.swp-berlin.org/publications/products/medienbeitraege/2016Feb_DerISUndDasWasser_LeMondeDilomatique_S07_lsw.pdf, https://www.swp-berlin.org/publications/products/comments/2016C03_lsw.pdf
[6] Turgul, A., McCracken, M., Schmeier, S., Rosenblum, Z., de Silva, L., & Wolf, A. (2024). Reflections on Transboundary Water Conflict and Cooperation Trends. Water International, 49(3-4), 274-288; IGRAC/UNESCO/WMO. (2021). Transboundary aquifers of the world, update 2021. Retrieved from https://unesdoc.unesco.org/ark:/48223/pf0000380193
[11] https://waterpeacesecurity.org/info/blog-08-16-2021-water-and-in-security-in-afghanistan-as-the-taliban-take-over
[12] Turgul, A., McCracken, M., Schmeier, S., Rosenblum, Z., de Silva, L., & Wolf, A. (2024). Reflections on Transboundary Water Conflict and Cooperation Trends. Water International, 49(3-4), 274-288; De Stefano, L., Petersen-Perlman, J., Sproles, E., Eynard, J., & Wolf, A. (2017). Assessment of transboundary river basins for potential hydro-political tensions. Global Environmental Change, 45, 35-46; Wolf, A. (2007). Shared Waters. Conflict and Cooperation. Annual Review of Environment and Resources, 32, 241-269
[13] De Stefano, L., Edwards, P., de Silva, L., & Wolf, A. T. (2010). Tracking cooperation and conflict in international basins: historic and recent trends. Water Policy, 12(6), 871-884
[14] Siehe z.B. Newman, E., Khiabani, P. H., & Chandran, R. Intercommunal violence, insurgency, and agropastoral conflict in the Lake Chad Basin region. Small Wars & Insurgencies, 1-31 und Galli, N., Dell’Angelo, J., Epifani, I., Chiarelli, D. D., & Rulli, M. C. (2022). Socio-hydrological features of armed conflicts in the Lake Chad Basin. Nature Sustainability, 5(10), 843-852
[18] Yu, W. (2008). Benefit Sharing in International Rivers: Findings from the Senegal River Basin, the Columbia River Basin and the Lesotho Highlands Water Project, Washington, DC: The World Bank