Il Partito Verde Europeo nel 2023: roccaforti a rischio e successi marginali

Analisi

L’articolo esamina i risultati del Partito Verde Europeo (PVE) nelle 213 elezioni nazionali, regionali e nelle principali elezioni locali che si sono tenute in Europa nel 2023. Mentre in alcune delle loro roccaforti i partiti aderenti al PVE non sono stati riconfermati al governo, nell’Europa del sud e dell’est hanno mantenuto o aumentato la loro influenza marginale grazie ad accordi con partiti più grandi.

Urne en bois avec bulletin de vote inséré, sur un fond vert

Il Partito Verde Europeo (PVE) è l’organizzazione che raccoglie i partiti ambientalisti e progressisti d’Europa. Il suo status giuridico è quello di un partito politico europeo (europartito), il che significa che è riconosciuto e in parte finanziato dall’Unione europea per favorire la democrazia partitica a livello sovranazionale. Mentre il PVE non partecipa direttamente alle elezioni, i partiti che vi aderiscono sì.

Il cuore della democrazia elettorale: le elezioni parlamentari nazionali

Le elezioni parlamentari nazionali sono importanti perché spesso hanno un impatto sui governi nazionali e sulla composizione del Consiglio europeo.

In Bulgaria, Zeleno dvizhenie (Movimento Verde, ZD) ha corso nella coalizione Continuiamo il cambiamento-Bulgaria Democratica alle elezioni anticipate del 2 aprile, che gli sono valsi – come già successo del 2022 – tre dei 240 seggi del parlamento nazionale. Per la prima volta ZD ha conquistato un ministero: oggi la ministra del turismo Zaritsa Dinkova rappresenta i Verdi nel governo guidato dal primo ministro liberale, nonché membro del Consiglio europeo, Nikolay Denkov.

Analogamente, in Polonia, Partia Zieloni (Partito Verde, PZ) ha mantenuto i suoi tre seggi sui 460 della camera bassa del parlamento nazionale (Sejm), grazie all’adesione all’alleanza centrista Koalicja Obywatelska (Coalizione Civica, KO), mentre non ha ancora alcun seggio nella camera alta (Senat). It is expected that they will play a role in forming the next national government, potentially under KO leader Donald Tusk, who would then also represent his country in the European Council.

In Spagna, nessuno dei tre partiti membri del PVE è riuscito a eleggere propri rappresentanti durante le consultazioni del 23 luglio per il rinnovo della camera alta (Senado). Tuttavia, il partito Sumar (SMR), che ha relazioni cordiali con il PVE e guida l’alleanza sinistra-ambientalisti Sumar, ha guadagnato dieci dei 350 seggi della camera bassa; un altro partito membro del PVE, Catalunya en Comú (Catalogna in comune, CatComú) ha ottenuto altri cinque seggi. L’esponente di CatComú, Ernest Urtansun, è diventato ministro della cultura nel governo insediatosi il 21 novembre 2023 con Pedro Sánchez come primo ministro e membro del Consiglio europeo. Diversi altri ministeri sono andati a membri dell’alleanza Sumar.

L’11 giugno, in Montenegro, la Građanski pokret Ujedinjena reformska akcija (Azione Riformista Unita, URA), all’interno della coalizione Aleksa i Dritan – Hrabro se broji! (Aleksa e Dritan – Conta coraggiosamente!), ha ottenuto quattro degli 81 seggi del parlamento unicamerale, il suo miglior risultato da quando è stata fondata nel 2015. Tuttavia, URA ha deciso di passare all’opposizione dopo aver fatto parte – e per un certo periodo anche guidato – un instabile governo di coalizione fra il 2020 e il 2023.

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In Finlandia, invece, il partito Vihreä liitto (Lega verde, Vihr) è passato dal 11,5% al 7%, il peggior risultato dal 1995 e il calo più significativo fra tutti i partiti che si sono presentati alle elezioni del 2 aprile. Questo crollo è stato anche una delle cause principali della sconfitta elettorale del centro-sinistra guidato da Sanna Marin e del passaggio al centro-destra del seggio finlandese nel Consiglio europeo. Il 15 ottobre 2023 anche la regione autonoma di Åland ha eletto il proprio parlamento: Hållbart initiativ (Iniziativa sostenibile, Hi), membro del PVE, ha subito una flessione del 3,2%, attestandosi al 5,1%.

Ugualmente drammatica è stata la disfatta di Déi Gréng (I Verdi) in Lussemburgo, crollato dal 15,1% all’8,6% nelle elezioni dell’8 ottobre. In Svizzera, i Verdi sono scesi dal 13,2% al 9,4% nella camera bassa e da cinque a tre seggi nella camera alta.

A fronte del declino dei Verdi in Europa occidentale, in Olanda GroenLinks (Sinistra Verde, GL) ha tenuto, soprattutto grazie all’alleanza con il Partito del Lavoro (PvdA), di centro-sinistra. GL ha infatti ottenuto 13 seggi, quasi il doppio di quelli vinti nel 2021 .

In altri paesi, i Verdi sono andati peggio. Il 5 marzo, in Estonia, Erakond Eestimaa Rohelised (Partito dei Verdi Estoni, EER) è sceso dall’1,8% all’1%, perdendo la rappresentanza nel parlamento unicamerale. In Grecia, il partito Oikologoi Prasinoi (Verdi Ecologisti) si è ripresentato da solo alle elezioni del parlamento nazionale unicamerale, dopo aver corso nella lista di SYRIZA nel 2015 e nel 2019, debuttando con lo 0,6% nelle elezioni di maggio e poi prendendo lo 0,4% in quelle anticipate di giugno. L’alleanza denominata Verde e Viola, appoggiata dal PVE, ha raggiunto lo 0,3% alle elezioni di giugno.

Vale la pena ricordare che queste sconfitte elettorali sono avvenute in un contesto molto diverso da quello degli storici successi della fine degli anni dieci: alle elezioni europee del 2019 i partiti del PVE hanno avuto degli ottimi risultati in tutto il continente, ma quell’entusiasmo è svanito, fra la pandemia da coronavirus, l’invasione russa dell’Ucraina e il conseguente aumento del costo della vita.

In Turchia, lo Yeşil Sol Parti (Partito Sinistra Verde, YSP), candidato a entrare nel PVE, e i suoi alleati hanno trovato una soluzione creativa per riuscire a partecipare alle elezioni del parlamento nazionale del 14 maggio in un ambiente politico sempre più oppressivo. L’aver creato una lista unitaria con l’HDP, il potente partito di opposizione a Erdoğan, non solo ha permesso ai candidati dell’HDP – che le autorità minacciavano di chiudere – di continuare a partecipare alle elezioni, ma ha anche migliorato molto l’immagine dei Verdi. L’alleanza Emek ve Özgürlük İttifakı (Alleanza del Lavoro e della Libertà), a guida YSP, è quindi entrata nel parlamento nazionale con l’ 8,8% dei voti. Dopo le elezioni lo YSP ha cambiato nome in HEDEP, continuando a offrire una piattaforma alle attività politiche dell’HDP.

In Serbia si sono tenute le elezioni anticipate il 17 dicembre. Il Fronte Verdi-Sinistra (ZLF) ha fatto domanda per entrare nel PVE.

In Olanda, GroenLinks ha perso un seggio nelle elezioni indirette della camera alta, ottenendone sette su 75. In Francia, 170 dei 348 seggi della camera alta (Sénat) sono stati rinnovati il 24 settembre in un’elezione indiretta. Il gruppo parlamentare Groupe Écologiste – Solidarité et Territoires (Gruppo Ecologista – Solidarietà e Territori), di orientamento ambientalista e progressista, è passato da 12 al numero record di 17 seggi, di cui 12 (+4) per Les Écologistes – Europe Écologie les Verts (Gli Ecologisti – Europa Ecologia i Verdi), partito che aderisce al PVE.

Altre elezioni parlamentari (nazionali) si sono tenute ad Andorra (2 aprile), Gibilterra (15 ottobre), Monaco (5 febbraio) e in Slovacchia (30 settembre), dove però non ci sono partiti aderenti al PVE.

Oltre i parlamenti nazionali

I partiti membri del PVE non hanno espresso nessun candidato alle elezioni presidenziali del 2023, vale a dire il doppio turno in Repubblica Ceca a gennaio, il doppio turno a Cipro a febbraio, il doppio turno in Montenegro a marzo e aprile, il doppio turno in Turchia a maggio e l’elezione indiretta a triplo turno in Lettonia a maggio. A San Marino si sono tenute due elezioni del capo dello stato, una a marzo e una a settembre, ma i Verdi Europei non sono rappresentati. In Svizzera, il 13 dicembre, si è votato per eleggere il Presidente della Confederazione e il Consiglio Federale. In alcune di queste elezioni i Verdi hanno deciso di appoggiare candidati di altri partiti o candidati indipendenti.

Elezioni regionali si sono tenute in Austria (Carinzia, Bassa Austria e Salisburgo), Grecia (tutte le regioni), Germania (Baviera, Berlino, Brema e Hesse), Italia (Lazio, Lombardia, Molise, Trentino Alto Adige), Olanda (tutte le regioni), Norvegia (tutte le regioni), Portogallo (Madeira), Spagna (Aragona, Asturie, Isole Baleari, Isole Canarie, Cantabria, Castiglia – La Mancha, Estremadura, La Rioja, Madrid, Murcia, Navarra e Valencia) e Svizzera (Appenzello Esterno,  Basilea Campagna, Ginevra, Lucerna, Ticino e Zurigo), Serbia (Voivodina). Il grafico mostra che dove i partiti aderenti al PVE, correndo da soli, hanno ottenuto i migliori risultati, hanno anche subito le sconfitte più pesanti. Curioso notare che, correndo da soli, hanno vinto solo dove erano relativamente deboli, mostrando un’interessante convergenza tra roccaforti ambientaliste e aree a loro meno favorevoli.

Elezioni locali si sono svolte in varie capitali europee, fra cui città dove i partiti ambientalisti erano forti ma hanno perso sostegno popolare (Berlino, Città del Lussemburgo e Oslo).

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Nel Regno Unito, in una serie di sconfitte storiche per il Partito Conservatore al governo, i Verdi non sono riusciti a guadagnare nessun seggio, pur avendo partecipato a tutte le elezioni suppletive, ma hanno per lo più migliorato i loro risultati. In Francia, Georgia e Italia i Verdi non hanno presentato un loro candidato alle elezioni suppletive del parlamento nazionale. I Verdi europei non sono rappresentati in Lituania e quindi non hanno potuto partecipare alle elezioni suppletive del 2023.

In Russia, le elezioni dei parlamenti regionali e le elezioni suppletive del parlamento nazionale del 10 settembre sono state piene di irregolarità. I partiti di opposizione, come Zelenaya Rossia, aderente al PVE, non avevano realisticamente alcuna possibilità di competere in maniera trasparente. Le elezioni in Ucraina sono state posticipate a causa dell’invasione russa.

 

Alcune parti di questo articolo sono state riviste dagli esperti dei singoli paesi che lavorano per Europe Elects: Jakub Rogowiecki (Polonia), Matías Pino (Spagna), Mihail Murgashanski (Montenegro, Serbia), Julius Lehtinen (Finlandia, Åland), Roman Broszkowski (Lussemburgo), Gert Armand Valgerist (Estonia), Polychronis Karampalas (Grecia), Emre Türker (Turchia), Matthias Troude (Francia), Linus Folke Jensen (Lettonia), Jan Jakob Langer (Germania), Harry Hayfield (Regno Unito) and Tidjani Saleh (Andorra).


Le opinioni espresse in questo articolo con riflettono necessariamente quelle della Fondazione Heirich-Böll Stiftung European Union.

Tradotta da Laura Bortoluzzi | Voxeurop (articolo originale su boell.eu.org)